Riflessioni post-ritorno in terra natìa I – Questioni di linguaggi

La veracità della Puglia non sta soltanto nel cibo e nella terra rossastra, ma soprattutto nella lingua. Il dialetto, che in realtà si differenzia in almeno tre dialetti diversi (lo sketch del comico Pino Campagna sui dialetti pugliesi  è diventato presto un cult) suona allo straniero che si avventura in questo ultimo lembo della penisola italiana a volte duro, cacofonico e inaccessibile. Tagliente come un lama, privo di vocali e pieno di suoni gutturali, per chi lo ascolta per la prima volta è quasi come fare un tuffo dall’altro parte del Mediterraneo.

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Quando ritorni nell’entroterra barese provenendo da una quotidianità in cui alterni ogni giorno almeno due lingue europee è come se quei suoni si risvegliassero, assopiti nella memoria remota della tua infanzia e adolescenza. Nonostante l’italiano resti la lingua ufficiale nelle istituzioni e molte famiglie evitino l’uso del dialetto in casa, quella lingua non accenna a morire ed è come se continuasse a scorrere parallelamente.

Al mio cervello evidentemente bastano tre giorni di tempo per completare il “code-switching” al dialetto.

Nella cittadina in cui sono nata, Putignano, esiste una gara in vernacolo che segna l’inizio del Carnevale e che si tiene un giorno dopo il Natale. La kermesse si chiama “Festa delle Propaggini” e prevede che una serie di gruppi teatrali si sfidino a suon di battute satiriche sulla vita di paese, prese in giro e mordente umorismo, rigorosamente in dialetto. Nella migliore tradizione della Commedia dell’Arte, i propagginanti, sia anziani che sempre più giovani, conservano e portano avanti un linguaggio fatto di parole e immagini, di suoni ed espressioni che affondano le radici nel passato ma devono per forza confrontarsi con l’attualità. E allora si mischiano battute sull’arciprete di paese o sul sindaco, a battute su Candy Crush, sull’uso dello smartphone e su Facebook. Due mondi che si fondono tramite la lingua.

Quella sulla quale rifletti continuamente quando per esprimerti devi cambiare il tuo modo di costruire una frase, un dialogo, l’espressione di un’emozione o un pensiero… perché

 “L’uomo vede le cose sostanzialmente, anzi direi esclusivamente, nel modo in cui la lingua gliele propone” (Wilhelm von Humboldt)

più ne conosce, e più ampia sarà la sua visione…

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