Chi è Madonna – 60 anni di rivoluzioni

Madonna, Maria Louise Veronica Ciccone in arte Madonna, ma anche in verità Madonna. Perché quel nome non è un nome d’arte, ma è il nome che quella ragazzina della provincia americana con radici italo-franco-canadesi eredita dalla madre.

E quando lo rende il suo nome da artista non può che iscriversi automaticamente nel firmamento delle stelle, concorrendo direttamente con la madre di Dio. E lei lo sa benissimo. Educata in una famiglia fortemente cattolica ha sempre avuto una grande consapevolezza del potere dei simboli e delle credenze nonché delle tradizioni. E ci ha giocato. Usandoli come bersaglio della sua critica religiosa spesso blasfema e profana, fino a integrarli nel suo particolarissimo linguaggio artistico, fatto di croci, preghiere, vergini, santi e peccatori, crocifissi. Un prodotto del cosiddetto “cannibalismo culturale” in cui si incontrano suoni, immagini e movimenti provenienti dai più disparati contesti culturali, citazioni cinematografiche, letterarie, artistiche e religiose.

Si parla di Madonna di solito su due livelli, come cantante mediocre dalle melodie poco accattivanti oppure come grande artista visiva, performer, innovatrice.

Madonna è prima di tutto una ballerina di danza classica. Poi diventata front woman di diverse band punk nella New York dei primi anni Ottanta, per poi cimentarsi con la scrittura di testi e soltanto dopo tantissimi incontri falliti, delusioni, cadute e rialzi riesce a trovare il team giusto di persone che la sostengono e la producono, uno fra tutti il primo fidanzato Stephen Bray.

Madonna cambia immagine come un camaleonte. Passa dalla versione ragazzina cattiva che si dimena fra pizzi e borchie, diventa la trentenne emancipata e super sexy che passa alla storia con il famosissimo busto di Jean Paul Gaultier, si lascia trasportare dalla svolta spirituale di Ray of light e dai toni di Frozen, si congela un po’, diventa eterea e distante, fredda e asciutta come nel look glamour anni ’70 di Confessions on the dance floor per poi esplodere di nuovo con tutta la sua carica di produttrice e talent scout e coinvolgendo i più giovani talenti. Non si ferma mai. Produce trascinando con sé la sua famiglia allargata. Dopo due matrimoni e due figli naturali, decide di adottarne altri due. Non contenta, apre nel 2006 la sua fase di benefattrice e contribuisce alla costruzione di un ospedale per bambini in Malawi. Adotta altre due bambine.

Da più di 35 anni questa donnina di soli 1,58 cm ha rivoluzionato il mondo culturale. Tanto che oggi, ci si deve chiedere sempre se alla parola “Madonna” si intende la Vergine Maria del mondo cristiano oppure la popstar americana.

Madonna è stata in grado di andare contro ogni pregiudizio. Ha combattuto per la liberazione dei diritti degli omosessuali in un periodo in cui l’AIDS la faceva da padrone. Ha insegnato alle donne che parlare di sesso non è un tabù, ha portato in scena crocifissioni, orgasmi e punizioni. Ha dimostrato con ogni sua azione che non c’è nessun motivo per non provarci, per non andare avanti.

Così anche quando Suor Cristina, vincitrice di The Voice Italy nel 2014, si è “permessa” di citare la sua Like a Virgin, Madonna ha reagito con un candido “Why not?”. Se “la” Madonna stessa porta una suora ad esprimere la sua creatività partecipando ad un talent show, ha raggiunto il suo obiettivo.

Express yourself. Don’t repress yourself.

Chi volesse approfondire il discorso, può leggere un mio contributo pubblicato nel catalogo della mostra “Madonna. Frau Mutter, Kultfigur” tenutasi al Landesmuseum di Hannover nel 2015, sull’invertimento dei ruoli fra Madonna e Suor Cristina nel caso di Like a Virgin. IN TRADUZIONE ITALIANA

Nel 2012 ho discusso la tesi magistrale Madonna -vs- Spitzweg. Vom selbstbewussten Bild zum selbstbewussten Video am Beispiel von Holiday (Dal quadro cosciente di sè al video cosciente di se stesso, nell’esempio di Holiday). Partendo dal video di Holiday ho ripercorso i dispositivi utilizzati già in pittura, in particolare nelle nature morte olandesi del 1600 che innescano il processo di presa di coscienza dell’immagine.

Per ulteriori informazioni, potete contattarmi su su castellana.m@gmail.com

 

 


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